684 97. Credeva di peccare gravemente, se mentre
pregava era turbato da vani fantasmi. Quando ciò capitava,
ricorreva alla confessione per accusarsene subito. L'aveva
resa così abituale questa premura, che molto raramente
era tormentato da questo genere di mosche.
Durante una quaresima, aveva fatto un piccolo vaso, per utilizzare
i ritagli di tempo e non perderne neppure uno. Ma un giorno,
mentre recitava devotamente Terza, gli capitò di fermare
per caso gli occhi su quel vaso, e si accorse che l'uomo interiore
era stato ostacolato nel fervore. Afflitto perché la
voce del cuore diretta all'orecchio divino aveva subìto
una interruzione, finita Terza, disse ai frati presenti: «Ah,
lavoro inutile che ha avuto tanto potere di me da deviare
a sé il mio spirito! Lo sacrificherò al Signore,
perché ha impedito il sacrificio diretto a lui».
Detto ciò, afferrò il vaso e lo gettò
nel fuoco, dicendo: «Vergogniamoci di lasciarci distrarre
da fantasie inutili quando nel tempo della preghiera parliamo
col Gran Re».